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QUATTRO IMPERATORI AL CINEMA

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In occasione della prima Esposizione Internazionale di Caccia, l’imperatore Guglielmo II di Prussia e Germania si è recato a Vienna nel 1910 e, insieme all’imperatore Francesco Giuseppe, è andato in visita ufficiale presso un cinematografo del Prater…

In una Vienna dei primi del Novecento, nella Vienna che – analogamente all’Austria intera – iniziava pian piano a scoprire la magia di questa nuova invenzione arrivata direttamente dalla Francia – il cinematografo, appunto – la gente era solita recarsi, solitamente durante i fine settimana, presso l’enorme parco del Prater (ancora oggi meta preferita dei viennesi intenzionati a trascorrere una piacevole giornata di sole). Niente di nuovo rispetto a oggi, vero? Non proprio. Come dicevamo, infatti, in una Vienna che sta pian piano scoprendo cosa sia il cinematografo e quanto sia magico lasciarsi trasportare dalle storie sul grande schermo, il parco del Prater era il luogo ideale per organizzare le prime proiezioni cinematografiche. In pratica, chiunque volesse vedere da vicino qualche gustosa proiezione cinematografica, doveva per forza di cose recarsi esclusivamente al Prater.

Prima di osservare meglio, da vicino, la storia di questo luogo a dir poco magico per quanto riguarda la nascita dei primi cinematografi in Austria, è interessante soffermarsi su quanto scritto nel 1910 dallo scrittore e regista austriaco Berthold Viertel, in occasione della visita, a Vienna, da parte dell’imperatore Guglielmo II di Prussia e Germania.

Nella presente occasione, l’illustre autorità è stata accolta, come di prassi, dall’imperatore Francesco Giuseppe. E così, i due si sono recati insieme al Prater, in occasione della prima Esposizione Internazionale di Caccia, e sono entrati proprio all’interno di un cinematografo. Ed è qui che, finalmente, ha avuto inizio la magia.

C’era un palco d’onore. Poi c’era una platea. I due imperatori sono entrati e sono saliti sul palco d’onore. La folla urlava ed esultava. I due imperatori ringraziavano. Ma erano davvero due?

Sulla tela di proiezione v’erano altri due imperatori. I medesimi. E anch’essi salutavano e ringraziavano la folla esultante. Anche la folla stessa, a questo punto, risultava magicamente replicata. Poi, improvvisamente, le luci si sono spente ed è iniziata la proiezione.

Dove finiva, dunque, la realtà e dove iniziava la finzione? Difficile a dirsi. Questa è, appunto, la grande magia della Settima Arte, a cui nemmeno un imperatore (o, come nel presente caso, quattro) può resistere. Ciò che è accaduto quel giorno tanto lontano al Prater è stato ricordato per molto tempo come un evento tanto bizzarro quanto, a suo modo, emozionante. E non soltanto per la presenza in sala di due sì importanti personalità. Come lo stesso Berthold Viertel ha a suo tempo scritto, dunque, come ha potuto il popolo non spaventarsi di fronte a un fenomeno così inusuale, come quello appena accaduto, in cui, di punto in bianco, si è potuto assistere a un insolito duplicarsi della realtà? Gli astanti, dal canto loro, non sono mai stati così emozionati.

Ed ecco che, inevitabilmente, torniamo alla mente a una delle prime (e più celebri) proiezioni organizzate dai fratelli Lumière a Parigi: L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1896). Se è stato già di per sé emozionante vedere quattro imperatori in una volta sola, unitamente a un insolito sdoppiamento della realtà, cosa si può aver provato nel vedere un treno che corre all’impazzata verso di noi?

Bibliografia: Das tägliche Brennen: eine Geschichte des österreichischen Films von den Anfängen bis 1945, Elisabeth Büttner, Christian Dewald, Residenz Verlag