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INLAND

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di Ulli Gladik

voto: 7

Un documentario, Inland, che gioca sull’ambivalenza, sul conflitto interiore, sulla contrapposizione di diverse realtà all’interno di una capitale europea che, sin da tempi immemori, proprio per la sua particolare posizione geografica, è sempre stata crocevia di numerose culture.

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Vienna. Ottobre 2017. A pochi mesi dalle ultime elezioni politiche, ecco necessario tornare nuovamente alle urne. L’estrema destra, rappresentata dal partito dei Rossi, ancora una volta ha avuto la meglio. Ma cos’è, di fatto, che ha portato la popolazione austriaca a tale drastica scelta? La documentarista Ulli Gladik ha tentato, a suo modo, di dare una risposta in merito con il documentario Inland, presentato in anteprima alla Diagonale 2019, all’interno della sezione dedicata ai documentari contemporanei.

Prima di prendere in analisi il presente lavoro, tuttavia, è necessario fare una premessa: il cosiddetto fascismo latente che da sempre pervade l’intera società austriaca – e, nello specifico – la borghesia viennese – viene da decenni denunciato da intellettuali e artisti di tutto il paese. Se, infatti, pensiamo a una corrente come quella del Teatro Sociale (i cui esponenti principali sono i drammaturghi Thomas Bernhardt, Elfriede Jelinek e Peter Turrini), ecco che la tematica sopra menzionata si fa vera e propria colonna portante dell’intera corrente artistica.

Tali taglienti critiche, dunque, hanno trovato un proprio valido fondamento in diversi momenti storici, dall’elezione, nel 2008, di Jörg Haider (deceduto, poi, soltanto una settimana più tardi), fino, appunto, all’ottobre 2017. Ed è proprio da qui che questo interessante lavoro di Ulli Gladik prende il via.

Girato tra il 2017 e il 2018 – e ambientato principalmente nei quartieri viennesi di Favoriten, Ottakring e Rennbahnweg – Inland raccoglie una serie di testimonianze di chi ha fatto in modo che i rossi salissero al potere, mostrandoci man mano il loro cambio di atteggiamento nei confronti del governo e, soprattutto, il loro modo di rapportarsi a ciò di cui maggiormente hanno paura: gli immigrati.

La regista, dal canto suo, si “limita” a seguire passo passo i personaggi nella loro quotidianità, cercando di essere il più possibile “invisibile”, dando loro modo di parlare e di sfogarsi liberamente. Un lavoro, il presente Inland, che evita volutamente ogni qualsivoglia virtuosismo registico, ma che punta direttamente all’essenziale. Con tanto di gradita ironia in merito. A questo punto, dunque, proprio per l’approccio adottato con le persone qui intervistate, oltre che per la scelta della regista di restare quasi del tutto invisibile, non possiamo non pensare ad alcuni lavori del documentarista ucraino Sergei Loznitsa (benché, ovviamente, stilisticamente parlando ci troviamo, di fatto, di fronte a due realtà praticamente agli antipodi).

Ed ecco che tutti i più diffusi luoghi comuni riguardanti il tema dell’immigrazione vengono pian piano sviscerati davanti all’obiettivo silente della macchina da presa, la quale, a sua volta, più che porsi in modo giudicante nei confronti dei singoli intervistati, vuol offrirci un variegato affresco quasi bruegheliano di ciò che è la società di oggi.

Al via, dunque, scene ambientate all’interno di vecchie birrerie, dentro piccoli appartamenti o, semplicemente, lungo le strade di Vienna, la quale, a sua volta, si dimostra – per contro – incredibilmente aperta e cosmopolita.

Un documentario, Inland, che gioca, per forza di cose, sull’ambivalenza, sul conflitto interiore, sulla contrapposizione di diverse realtà all’interno di una capitale europea che, sin da tempi immemori, proprio per la sua particolare posizione geografica, è sempre stata crocevia di numerose culture. Un affresco variopinto e variegato, all’interno del quale si possono vivere tante realtà quante se ne vuole.

Titolo originale: Inland
Regia: Ulli Gladik
Paese/anno: Austria / 2019
Durata: 95’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Ulli Gladik
Fotografia: Judith Benedikt, Elke Groen, Ulli Gladik
Produzione: Ulli Gladik

Info: la scheda di Inland sul sito della Diagonale