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SCHAUSPIELERIN

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di Tobias Hermeling

voto: 7.5

Il volto decadente (ma incredibilmente affascinante nella sua malinconia) di Brigitte Karner in Schauspielerin viene amorevolmente filmato nel dettaglio da una macchina da presa che si fa immediatamente intima conoscitrice dell’animo della protagonista, regalando alla stessa una serie di primissimi piani, dettagli e, non per ultime, inquadrature mostranti la donna riflessa sul vetro di una finestra, resi ancora più preziosi da un raffinato bianco e nero.

Attrice di ieri

La crisi di un artista ritenuto ormai troppo anziano o, ad ogni modo, non più interessante come in passato è stata più e più volte messa in scena, nella storia del cinema. E se in molti ricorderanno (d’altronde, come si può dimenticare?) una disperata Norma Desmond (impersonata da un’immortale Gloria Swanson) in Viale del Tramonto di Billy Wilder (1950), non ci metterà molto a entrare nel cuore degli spettatori la protagonista (rigorosamente senza nome) di Schauspielerin (tradotto letteralmente: attrice), ultima fatica del regista e videoartista austriaco Tobias Hermeling, presentata all’interno della selezione ufficiale alla Diagonale 2019.

A prestare il volto alla suddetta attrice: la grande interprete Brigitte Karner (la quale ha contribuito anche alla stesura della sceneggiatura), per un personaggio che, sin dal momento in cui ci appare disperato, seduto a un tavolo e consolato da una suora (con tanto di candelabro ebraico dietro di lei), sembra destinato inevitabilmente a bucare lo schermo.

La “Schauspielerin”di Brigitte Karner (così come di Tobias Hermeling, d’altronde) è una donna non più giovane che, seppur ancora molto bella, fatica ad accettare il passare degli anni e, soprattutto, il fatto che nessuna produzione – cinematografica o televisiva che sia – sembri realmente intenzionata a chiamarla. Unica sua compagnia: la sua cagnolina Emilia, solita accompagnarla ovunque ella vada.

Una vita, quella della protagonista, in cui è principalmente il contrasto a giocare un ruolo centrale. Il contrasto generato da una suora cattolica e da un candelabro ebraico posto dietro di lei (come nella già citata scena iniziale). Il contrasto di un modo di lavorare considerato obsoleto, in confronto a ciò che viene prodotto nel presente. Il contrasto, non per ultimo, tra un corpo non più giovane e uno spirito smanioso di mettersi e rimettersi in gioco. Proprio come venti, trenta, quarant’anni addietro.

Il volto decadente (ma incredibilmente affascinante nella sua malinconia) di Brigitte Karner viene amorevolmente (ma anche impietosamente) filmato nel dettaglio da una macchina da presa che si fa immediatamente intima conoscitrice dell’animo della protagonista, regalando alla stessa una serie di primissimi piani, dettagli e, non per ultime, inquadrature mostranti la donna riflessa sul vetro di una finestra (con tanto di suggestivi giochi di luce) resi ancora più preziosi da un raffinato bianco e nero, che se, da un lato, sembra ingiustamente voler relegare la protagonista a un tempo passato, dall’altro finisce inevitabilmente per renderla meritatamente universale, immortale.

La carriera di Hermeling nel campo della videoarte, dunque, si fa sentire più che mai importante. Il regista, dal canto proprio, si diverte a giocare con la sua protagonista e con il pubblico stesso conferendo, di quando in quando, quasi un tono da videoclip all’intero lavoro (il quale, a sua volta, si presenta dichiaratamente come un intimo flusso di coscienza), con tanto di tagli di montaggio talmente inaspettati, netti e repentini da spiazzare lo spettatore, rendendo bene l’idea dello squilibrio interiore della protagonista.

Ed ecco che la Schauspielerin di Brigitte Karner (desiderosa di essere ancora osservata, ma anche desiderosa di osservarsi da giovane in vecchie pellicole) si rivela, ben presto, un personaggio ben più cupo – e, soprattutto, che fatica a uscire dal baratro in cui è caduto – rispetto alla Myrtle Gordon di La Sera della Prima di John Cassavetes (1977), ma che finisce inevitabilmente per somigliare come una goccia d’acqua alla già citata Norma Desmond di Viale del tramonto (seppur nella sua accezione meno spietata).

Una sorta di versione femminile di Calvero in Luci della Ribalta (1952) senza l’amicizia di colleghi sinceri e che ci appare ancor più irrimediabilmente sola nello straziante momento in cui la vediamo rannicchiarsi (con una posa di tarkovskiana memoria) nel luogo in cui è sepolta la sua fidata cagnolina Emilia. Probabilmente la sua unica, vera, grande amica di una vita.

Titolo originale: Schauspielerin
Regia: Tobias Hermeling
Paese/anno: Austria / 2018
Durata: 97’
Genere: drammatico
Cast: Brigitte Karner, Schwester Immaculata, Johanna Lonsky, Teresa Bönisch, Viktoria Blaschek, Gernot Haas, Michael Jirsak, Ingrid Oberkanins, Peter Huber
Sceneggiatura: Tobias Hermeling, Brigitte Karner
Fotografia: Tobias Hermeling
Produzione: Tobias Hermeling

La scheda di Schauspielerin sul sito della Diagonale