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NORDRAND – BORGO NORD

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di Barbara Albert

voto: 8

Con Nordrand – Borgo Nord Barbara Albert è riuscita a raccontare per immagini storie tanto drammatiche quanto straordinariamente fresche e gioiose, probabilmente, grazie anche alla sua stessa freschezza di ventinovenne, riuscendo ad affermarsi all’interno di un panorama cinematografico internazionale.

Piccole donne crescono

Ricorda molto le sfrenate corse di Sion Sono, la corsa della giovane Jasmin lungo un ponte della periferia di Vienna, mentre sorride finalmente libera. È lei la Jasmin protagonista di Nordrand – Borgo Nord (noto anche con il titolo Periferia Nord), opera prima della regista austriaca Barbara Albert, nonché primo lungometraggio austriaco ad essere presente, dopo vari decenni di assenza, in concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1999, dove ha visto la giovane protagonista Nina Proll (nel ruolo di Jasmin, appunto) venir insignita del Premio Marcello Mastroianni alla miglior attrice emergente.

Ma cosa racconta, di fatto, Nordrand – Borgo Nord? Nordrand – Borgo Nord gioca, complessivamente, su due concetti base: la contrapposizione che si fa lentamente analogia e la transizione, sia essa concepita come la transizione dall’età infantile a quella adulta, così come da una nazione all’altra. Sullo sfondo, una Vienna ritratta in modo quasi del tutto neutrale, che si adatta, di volta in volta, a chi la vive, assumendone i colori, gli odori, le sensazioni.

E così, viene in primo luogo messa in scena la contrapposizione tra Jasmin e Tamara (Edita Malovcic), le quali si conoscono sin dall’infanzia, ma che si ritrovano diversi anni dopo nella sala d’attesa di una clinica per gli aborti. Bionda, vivace, dall’aspetto ribelle la prima, mora, molto più pacata e malinconica la seconda. Con una famiglia problematica e sin troppo presente la prima, legatissima alla propria famiglia lontana la seconda. Di origini viennesi la prima, nata a Sarajevo la seconda. Due identità agli antipodi, ma molto più simili di quanto si possa immaginare. Ad esse si affiancano i destini di altri tre giovani, ognuno di loro proveniente da una nazione diversa, ognuno di loro con il sogno di scappare via lontano.

Siamo nel 1995. la guerra di Jugoslavia è appena finita. A Vienna, da sempre crocevia tra le varie nazioni europee, si affacciano tutte insieme tante culture e altrettante storie. Sia, essa, città di transizione o luogo in cui stabilirsi definitivamente. Ogni cultura che incontra tale città si fa sentire, in ogni caso, sempre viva e pulsante. Lo dimostrano le stesse vite degli abitanti qui trapiantati, così come filmati di repertorio che ben si amalgamano, con un sapiente montaggio alternato, all’intera messa in scena.

Un dolore, quello di dover abbandonare la propria patria, pari a quello di dover abbandonare definitivamente l’età infantile. L’età infantile: un paradiso ormai lontano al quale ci si appiglia con le unghie e con i denti anche solo fissando immagini di buffi pupazzetti sulla carta da parati della propria camera. Un mondo dal quale, a tratti, si vuol disperatamente fuggire, ma al di fuori del quale ci si sente irrimediabilmente persi. Irrimediabilmente soli. Eppure, un barlume di speranza è sempre presente.

Ed ecco che, malgrado ogni qualsivoglia avversità, malgrado il mondo esterno che sembra sempre remare contro, vince su tutto la forza dei giovani e la loro disperata voglia di vivere, di ridere, di urlare, di correre. Il grigiore della periferia viennese si contrappone ancora una volta agli sgargianti colori dei suoi giovani abitanti, i quali sono in grado di rendere variopinta ogni strada, ogni ponte, persino ogni squallida abitazione capiti loro di visitare.

E la macchina da presa, dal canto suo, cosa fa? Semplice: si adatta alla verve dei giovani protagonisti tentando di diventare un tutt’uno con loro stessi, rifiutando categoricamente ogni qualsivoglia sostegno, ma affidandosi solamente al braccio dell’operatore, girando vorticosamente, seguendo i ragazzi nelle loro corse e mostrandoci, al contempo, la realtà nuda e cruda, così com’è, con una messa in scena che tanto sta a ricordarci lo svedese We are the best di Lukas Modysson (2013).

Solo in questo modo Barbara Albert è riuscita a raccontare per immagini storie tanto drammatiche quanto straordinariamente fresche e gioiose. Ci è riuscita, probabilmente, grazie anche alla sua stessa freschezza di ventinovenne (benché la lavorazione del suo Nordrand – Borgo Nord sia durata ben quattro anni), riuscendo ad affermarsi all’interno di un panorama cinematografico internazionale e dando ufficialmente inizio a una corrente di registi austriaci dediti particolarmente a raccontare storie di giovani e di giovanissimi nel pur sempre complicato genere del coming-of-age.

Titolo originale: Nordrand
Regia: Barbara Albert
Paese/anno: Austria, Germania, Svizzera / 1999
Durata: 105′
Genere: drammatico, coming-of-age
Cast: Nina Proll, Edita Malovcic, Tudor Chirila, Astrit Alihajdaraj, Michael Tanczos, Georg Friedrich
Sceneggiatura: Barbara Albert
Fotografia: Christine A. Maier
Produzione: Fama Film AG, Lotus Film, Zero Film GmbH
Distribuzione: Mikado Film
Data di uscita: 07/04/2000

Info: la scheda di Nordrand – Borgo Nord sul sito della Austrian Film Commission