Categoria: Recensioni

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NOBADI

Nobadi, terza regia dell’attore Karl Markovics, ha tutto il sapore di una storia senza tempo, di una storia universale, pregna di un forte simbolismo e all’interno della quale i due bravi protagonisti sono costretti inevitabilmente a fare i conti con loro stessi e con i loro difficili vissuti. Il tutto per un lavoro di straordinaria maturità artistica.

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VIENNESE GIRLS

Nel corale Viennese Girls, il regista, pittore e fotografo Kurt Steinwendner – talmente affascinato dal nostro Neorealismo da ispirarsi in tutto e per tutto a esso – traccia un affresco di una Vienna che a fatica si sta risollevando dalla Seconda Guerra Mondiale, all’interno della quale ciò che sembra più difficile è riuscire ad arrivare a fine mese, per una precarietà del lavoro che si unisce tristemente alle disumane condizioni dei lavoratori stessi.

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AMOUR

In Amour di Michael Haneke (Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012, nonché Premio Oscar al Miglior Film Straniero nel 2013), non c’è posto per lunghe riflessioni su cosa sia diventato l’essere umano oggi. Non c’è posto per i tormenti interiori di talentuose pianiste, per famiglie alla deriva o per giovani delinquenti con i guanti bianchi che irrompono nelle case delle persone agiate. Adesso è tempo di concentrarsi su uno dei sentimenti più complessi, nella sua accezione più pura.

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COME SWEET DEATH

Con una buona dose di ironia e altrettanta di polemica nei confronti del servizio sanitario nazionale (e non solo), Come sweet Death di Wolfgang Murnberger vede nel suo protagonista – impersonato dal comico Josef Hader – una sorta di eroe involontario, un uomo apparentemente stanco della vita, che altro non fa che darsi all’alcool e al fumo, al fine di dimenticare la propria solitudine. Il regista, dal canto suo, non esita a calcare la mano nel mostrarci il peggio della società senza risparmiarci proprio nulla.

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THE VAIN HOUSEMAID

Se il primo film austriaco della storia – Von Stufe zu Stufe di Heinz Hanus – risale proprio al 1908, bisogna dire che, già da un paio d’anni, esisteva in Austria una casa di produzione, la Saturn-Film, fondata dal fotografo Johann Schwarzer e specializzata esclusivamente nella produzione di cortometraggi a carattere erotico. Dei lavori qui prodotti fa parte l presente The vain Housemaid.

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DIE VERWUNDBAREN

Die Verwundbaren – film scandalo più unico che raro nella storia del cinema austriaco – è l’unica esperienza da regista del pittore, scenografo e costumista Leo Tichat, da sempre affascinato dalla Nouvelle Vague, al punto da voler realizzare un lungometraggio che si rifacesse in tutto e per tutto ai canoni della rivoluzionaria corrente cinematografica francese.

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IRIS

Se già Baroque Statues – primo cortometraggio della pittrice austriaca Maria Lassnig – si era rivelato un prodotto particolarmente valido, Iris, il suo lavoro successivo, realizzato nel 1971, si classifica come naturale completamento della precedente opera, nonché perfetta summa della poetica stessa dell’artista.

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HALLO DIENSTMANN

La scena in cui gli attori Hans Moser e Paul Hörbiger, vestiti da fattorini, sono alle prese con il trasporto di alcuni bagagli pesanti, di cui fa parte anche un’enorme cassa di legno è, al giorno d’oggi, considerata uno degli sketch più famosi nella storia del cinema austriaco. La presente è una delle scene clou della commedia Hallo Dienstmann, diretta da Franz Antel nel 1951.

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GHIACCIAIO DI SANGUE

Il tema del mutamento climatico è, da ormai diversi anni, diventato una questione piuttosto urgente. E il cinema, dal canto suo, cosa fa? Grande testimone dei nostri tempi, anche la settima arte ha spesso e volentieri detto la sua in merito. Un esempio è rappresentato dal lungometraggio Ghiacciaio di Sangue – realizzato da Marvin Kren nel 2013 – rilettura/omaggio al ben più noto La Cosa di John Carpenter nel 1982. Un’operazione, la presente, tuttavia molto rischiosa.

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INVISIBLE ADVERSARIES

Se VALIE EXPORT (al secolo Waltraud Lehner) con le sue fotografie, le sue installazioni e le sue videoinstallazioni è diventata, dagli anni Settanta, famosa nel mondo intero, non doveva passare molto tempo prima del suo debutto nell’ambito della settima arte. Invisible Adversaries, realizzato nel 1976, è, dunque, il suo primo lungometraggio, in cui appaiono, evidenti, numerose contaminazioni con altre forme d’arte.