Categoria: 2019

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DÄMONISCHE LEINWÄNDE

Dämonische Leinwände non vuole assolutamente prendersi sul serio, non vuole aggiungere nulla a quanto realizzato in passato, ma si presenta – se si può dire – come una vera e propria dichiarazione d’amore dedicata a uno dei generi cinematografici più amati di tutti i tempi. Il tutto anche con una gradita dose di umorismo.

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JAPAN

In soli diciannove minuti, Japan di Dmitrij Ritter ci mostra due mondi (non troppo) distinti: il mondo interiore del protagonista, rappresentato attraverso didascalie che si susseguono sullo schermo, e il Giappone, con scene di vita quotidiana, persone che dormono per strada, momenti di assembramento, muri con elaborati graffiti su di essi, negozi di generi alimentari e strade vuote durante le ore notturne. Perché, di fatto, la maggior parte delle riprese si sono svolte soprattutto di notte, quando la città dorme, quando ci si sente ancora più soli e non c’è nessuno disposto ad aiutarci. All’interno del programma Diagonale 2020 – Die Unvollendete.

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THE LODGE

Tutto, fin dall’inizio, è pervaso da un’inquietante religiosità, in The Lodge. Una religiosità cupa, giudicante, che incute terrore fin dai primi minuti. Grandi quadri raffiguranti immagini sacre e severi crocifissi sembrano osservare di continuo i protagonisti. E una luce tetra, che fa fortemente da contrasto al bianco bruciato dell’immensa distesa di neve che circonda la casa, si fa attrice principale dell’intero lungometraggio.

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MOVEMENTS OF A NEARBY MOUNTAIN

Movements of a Nearby Mountan (titolo originale: Bewegungen eines nahen Bergs) – per la regia di Sebastian Brameshuber, colpisce immediatamente per il suo approccio sì iperrealistico, ma che, allo stesso tempo, unisce sapientemente passato e presente, realtà e leggende, materiale e spirituale. Il tutto per un prodotto che si distingue immediatamente per il suo delicato lirismo e per un sapiente lavoro di sottrazione.

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LILLIAN

Ispirato a una storia realmente accaduta negli anni Venti, quella di una giovane ragazza russa – Lillian Alling, appunto – tentò di tornare in Russia a piedi direttamente da New York, Lillian – diretto da Andreas Horvath e prodotto da Ulrich Seidl – è a tutti gli effetti un prodotto magnetico, dolente e doloroso, ma anche avvincente e intrigante, perfettamente in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine. Al Festival di Cannes 2019, all’interno della Quinzaine des Réalisateurs.

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ROBOLOVE

Robolove, di Maria Arlamovsky, si distingue essenzialmente per la sua eleganza stilistica, priva di inutili fronzoli, ma con una macchina da presa in grado di concentrarsi, di volta in volta, su ogni più piccolo ma significativo dettaglio dei robot ogni volta creati, senza paura di prendersi i suoi tempi per mostrarci il tutto e facendo sì che anche noi, a nostra volta, possiamo sentirci parte di quel futuro ancora così lontano, ma, in realtà, molto più vicino di quanto possiamo immaginare. Alla Viennale 2019.

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JOHANNA DOHNAL – VISIONARY OF FEMINISM

Malgrado l’attivista in favore dei diritti delle donne Johanna Dohnal da quasi dieci anni non sia più con noi, Sabine Derflinger, nel suo Johanna Dohnal – Visionary of Feminism, è riuscita a caratterizzarla alla perfezione, per tanti piccoli tasselli che, visti nel loro insieme, stanno a formare un unico, grande ritratto. Alla Viennale 2019.