nebbia-in-agosto-2016-nebel-im-august-wessel-recensione

NEBBIA IN AGOSTO

      Nessun commento su NEBBIA IN AGOSTO

di Kai Wessel

voto: 7

Nebbia in Agosto di Kai Wessel presenta una messa in scena dalla fotografia tendenzialmente monocroma, in cui le luci sono sempre troppo basse, troppo deboli. Una messa in scena che viene completata anche da una sceneggiatura all’interno della quale i personaggi più coraggiosi, i personaggi maggiormente assetati di giustizia non riescono mai a far sentire realmente le loro voci.

C’è ancora posto per i sogni?

C’era una volta un bambino di circa tredici anni di nome Ernst. Un bambino che, orfano di madre e figlio di un venditore ambulante di etnia Jenisch, viene mandato dapprima in un campo di lavoro, poi, successivamente, in un ospedale, al fine di aiutare gli ammalati. Suo padre, dal momento che non possiede un certificato di residenza, non può portare suo figlio a casa con sé. E il bambino, in ospedale, si troverà a vivere una situazione molto più grande di lui. Questa è la storia messa in scena nel lungometraggio Nebbia in Agosto (titolo originale: Nebel im August), per la regia di Kai Wessel, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Domes, nonché coproduzione tra Germania e Austria del 2016. Ma le vicende del giovane Ernst, di fatto, non sono affatto inventate. Il piccolo Ernst Lossa è, in realtà, davvero esistito. E l’ospedale in cui si trovava e lavorava è passato alla storia come l’ospedale in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, si praticavano inquietanti esperimenti sui cervelli umani, dopo l’uccisione dei pazienti considerati più deboli tramite iniezioni letali o – nel caso dei bambini – tramite la somministrazione di barbiturici all’interno del succo di lamponi.

La Germania, più dell’Austria, ha sovente messo in scena le brutture del nazismo e tutto ciò che esso ha provocato, mentre l’Austria, dal canto suo, vede i suoi maggiori punti di forza in ambito cinematografico nel cinema d’avanguardia, nel documentario e – non per ultime – nelle commedie a carattere sentimentale e talvolta musicale (per quanto riguarda in particolare i primi decenni del Novecento). Eppure, anch’essa si è dedicata, di quando in quando, al periodo della Seconda Guerra Mondiale. E tra le ultime volte in cui lo ha fatto ha persino vinto il suo primo Oscar (grazie a Il Falsario – Operazione Bernhardt, per la regia di Stefan Ruzowitzky).

Per quanto riguarda il presente Nebbia in Agosto, notiamo come la messa in scena adottata da Kai Wessel, seppur molto simile a un prodotto pensato inizialmente per la televisione, ben si confà agli standard tedeschi. E se, in un primo momento, uno dei primi lavori a cui ci viene da pensare è il celebre Il Bambino con il Pigiama a Righe (Mark Herman, 2008), ecco che, per certi versi – e soprattutto quando vediamo il giovane protagonista che, malgrado sia rinchiuso in un posto così angusto, non perde mai la speranza di fuggire via lontano e non abbandona mai i propri sogni – torna alla mente il ben più recente How I Taught myself to be a Child (Rupert Henning, 2019). Ma soltanto per quanto riguarda l’attitudine dei due giovani protagonisti nei confronti della vita e delle situazioni più ostili.

E se in Nebbia in Agosto, quando il giovane Ernst siede sul tetto insieme alla sua amica Nandl sognando l’America e parlando di desideri che di certo si realizzeranno, l’intera scena assume un che di magico e quasi di onirico, ecco che, guardando l’intero lavoro nel suo complesso, ci rendiamo conto che, di fatto, per sogni e desideri non v’è spazio alcuno. E lo conferma la messa in scena stessa. Una messa in scena dalla fotografia tendenzialmente monocroma, in cui le luci sono sempre troppo basse, troppo deboli. Una messa in scena che viene completata anche da una sceneggiatura all’interno della quale i personaggi più coraggiosi, i personaggi maggiormente assetati di giustizia non riescono mai a far sentire realmente le loro voci. È questo il caso, ad esempio, di sorella Sofia o del dottor Max Witt (impersonato da Banko Samarovski, vincitore nel 2017, per questa sua performance, dell’Österreichischer Filmpreis al Miglior Attore Non Protagonista).

Il senso di claustrofobia che si respira all’interno dell’ospedale, dunque, viene qui ben reso da Kai Wessel, per una sorta di labirinto senza uscita in cui a nessuno è permesso di dire la propria. Nemmeno (o quasi) nella ben riuscita scena in cui i pazienti – capitanati da un carismatico Ernst – si rifiutano di mangiare il pranzo lanciando i pesci nei loro piatti contro il soffitto, al fine di farli restare lì incollati.

Nebbia in Agosto, dunque, mette in scena fatti realmente accaduti puntando il dito non soltanto contro il nazismo, ma anche – e soprattutto – contro una società che non è in grado da imparare dalla storia. Un ritratto disincantato e disilluso di un mondo appartenente al passato, ma che, ancora oggi, ci appare tristemente vivo e pulsante.

Titolo originale: Nebel im August
Regia: Kai Wessel
Paese/anno: Germania, Austria / 2016
Durata: 121’
Genere: drammatico, storico
Cast: Ivo PIetzcker, Sebastian Koch, Thomas Schubert, Fritzi Haberlandt, Henriette Confurius, Branko Samarovski, David Bennent, Jule Hermann, Niklas Post, Karl Markovics, Patrick Heyn, Lyonel Hollaender, Juls Serger, Franziska Singer, Arne Wichert
Sceneggiatura: Holger Karsten Schmidt
Fotografia: Hagen Bogdanski
Produzione: Collina Film, Dor Film, Studio Canal, ORF
Distribuzione: Good Films
Data di uscita: 19/01/2017

Info: la scheda di Nebbia in Agosto su iMDb; la scheda di Nebbia in Agosto su MyMovies