viennese-girls-1952-wienerinnen-schrei-nach-liebe-steinwendner-recensione

VIENNESE GIRLS

      Nessun commento su VIENNESE GIRLS

di Kurt Steinwendner

voto: 8

Nel corale Viennese Girls, il regista, pittore e fotografo Kurt Steinwendner – talmente affascinato dal nostro Neorealismo da ispirarsi in tutto e per tutto a esso – traccia un affresco di una Vienna che a fatica si sta risollevando dalla Seconda Guerra Mondiale, all’interno della quale ciò che sembra più difficile è riuscire ad arrivare a fine mese, per una precarietà del lavoro che si unisce tristemente alle disumane condizioni dei lavoratori stessi.

Donne sole

Dopo un debutto in ambito cinematografico decisamente degno di nota – con il cortometraggio sperimentale Der Rabe, ispirato alla poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe, nonché primo film avanguardista girato in Austria – il regista, pittore, fotografo e artista Kurt Steinwendner si è lasciato ispirare da un’ulteriore corrente cinematografica al fine di dar vita a Viennese Girls (titolo originale: Wienerinnen – Schrei nach Liebe), sua opera seconda, nonché primo lungometraggio di finzione. Tale corrente è proprio il nostro Neorealismo, di cui Steinwendner rimase affascinato e che tentò, a suo modo, di ricreare in questo importante lavoro corale diviso in quattro episodi.

Quattro episodi, dunque, per quattro donne viennesi, la cui quotidianità si svolge prevalentemente nelle fabbriche di periferia o, ad ogni modo, lungo le strade dei quartieri più decentrati, per un unico tema centrale che è quello dell’amore sofferto, ora corrisposto, ora no, ora contrastato ora del tutto impossibile. Sono queste le storie di Anni (Elisabeth Stemberger) – coinvolta in un amore incestuoso – Helene (Edith Prager) – giovane burattinaia innamorata, non ricambiata, di un collega musicista (Karlheinz Böhm) – Gabriele (Helmi Mareich) – impegnata nello scagionare il fidanzato, ingiustamente accusato di omicidio – e, infine, Olga (Margit Herzog) – giovane cameriera impegnata in una relazione con un uomo violento, la quale troverà rifugio tra le braccia di un ben più premuroso capitano di mare.

Nel suo Viennese Girls, dunque, Kurt Steinwendner traccia un affresco di una Vienna che a fatica si sta risollevando dalla Seconda Guerra Mondiale, all’interno della quale ciò che sembra più difficile è riuscire ad arrivare a fine mese, per una precarietà del lavoro che si unisce tristemente alle disumane condizioni dei lavoratori stessi. Al contempo, vediamo una città sì distrutta, ma che, pian piano, inizia a essere ricostruita, pur sempre circondata da edifici cadenti e fredde colate di cemento. Allo stesso modo, la mancanza di amore e la continua ricerca di esso sta bene a rappresentare quella continua e costante ricerca di sicurezza emotiva, anch’essa venuta meno durante gli anni precedenti.

A rappresentare ciò, dunque, primi e primissimi piani fortemente drammatici di donne sull’orlo della disperazione, momenti che, in tutto e per tutto, seguono le teorie del pedinamento zavattiniano, scenografie spoglie, povere, ridotte quasi all’osso e, non per ultima, una macchina da presa usata rigorosamente a spalla, la quale ci appare sempre in movimento, frenetica, come se anche la stessa – analogamente a quanto accade alle giovani protagoniste – fosse costantemente e disperatamente alla ricerca di qualcosa.

Non ha paura, Kurt Steinwendner, a calcare la mano, nel suo Viennese Girls. Non ha paura a trattare argomenti spinosi – come possono essere, ad esempio, quelli dell’incesto o della prostituzione – né tantomeno a osare con la stessa macchina da presa, per numerosi momenti in cui la vediamo muoversi vorticosamente, ribaltarsi e sussultare al punto da confonderci, senza farci capire ciò che realmente sta accadendo.

Con tali premesse appare chiaro come il presente Viennese Girls si classifichi come qualcosa di più unico che raro all’interno della produzione cinematografica austriaca del tempo. E se, infatti, analogamente a quanto accadeva durante gli anni del conflitto bellico, la maggior parte delle case di produzione prediligeva leggere commedie o musical narranti vicende ambientate all’interno del mondo altoborghese, un lungometraggio che parlava (quasi) per la prima volta di povertà poteva risultare alquanto “scomodo” (cosa, d’altronde, accaduta anche in Italia per quanto riguarda tutto il cinema neorealista). Allo stesso modo, dunque, il pubblico non era abituato alla visione di lavori del genere e, mostrando di preferire di gran lunga prodotti dal tono ben più leggero, fece sì che il presente Viennese Girls, malgrado il suo indubbio valore storico e artistico, non ricevesse, in sala l’accoglienza meritata. Fatta eccezione, ovviamente, per quanto accadde all’estero. Ma questa è un’altra storia.

Titolo originale: Wienerinnen – Schrei nach Liebe
Regia: Kurt Steinwendner
Paese/anno: Austria / 1952
Durata: 96’
Genere: drammatico, corale
Cast: Maria Eis, Elfe Gerhart, Heinz Moog, Hans Putz, Rolf Wanka, Elisabeth Stemberger, Margit Herzog, Helmi Mareich, Weltner Anni, Hilde Rom, Ellen Umlauf, Hans Lazarowitsch, Kurt Jaggberg, Rudolf Rhomberg, Rudolf Rösner, Wolfgang Hutter, Michael Toost, Florl Leitner, Emmerich Arleth, Karlheinz Böhm, Edith Prager, Kurt Sobotka
Sceneggiatura: August Rieger, Kurt Steinwendner
Fotografia: Elio Carniel, Walter Partsch
Produzione: Schönbrunn-Film

Info: la scheda di Viennoise Girls su iMDb; la scheda di Viennoise Girls su film.at