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REGGIE NALDER – TRA MITO E MISTERO

Entrato di diritto a far parte dell’immaginario collettivo, paragonato a interpreti come Klaus Kinski o Udo Kier, non ha mai voluto rivelare molto della sua vita, l’attore austriaco Reggie Nalder. Se, infatti, il suo volto è rimasto impresso nella memoria collettiva, la vita di questo versatile interprete è sempre stata avvolta in un’aura di mistero. Ma chi era, di fatto, il mitico Reggie Nalder?

Un volto inconfondibile

Entrato di diritto a far parte dell’immaginario collettivo, paragonato a interpreti come Klaus Kinski o Udo Kier, non ha mai voluto rivelare molto della sua vita, l’attore austriaco Reggie Nalder. Se, infatti, il suo volto è rimasto impresso nella memoria collettiva, la vita di questo versatile interprete è sempre stata avvolta in un’aura di mistero. Proprio come la sua singolare figura ha sempre comunicato. Eppure, se, da un lato, il suo viso incredibilmente scarno e segnato da evidenti ustioni, il suo sguardo intenso e la sua voce morbida e inquietante hanno fatto sì che lo stesso fosse scelto per determinati ruoli, lo stesso si è rivelato, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, un interprete e un caratterista estremamente versatile, oltre a essere, nella vita di tutti i giorni, un uomo di particolare cultura e buon gusto, appassionato di musica lirica (pare che la Tosca fosse la sua opera preferita) e che parlava ben quattro lingue.

Ma, di fatto, chi era, il tanto misterioso Reggie Nalder? Nato a Vienna con il nome di Alfred Reginald Natzler, persino la sua data di nascita è sempre stata avvolta nel mistero: se, infatti, alla morte di Reggie Nalder, il necrologio apparso sul New York Times riportava il 1922 come anno di nascita indicativo, successivamente prove fotografiche hanno testimoniato, che, di fatto, l’attore era nato già diversi anni prima, al punto che ulteriori ricerche sembrerebbero indicare come data più certa addirittura il 1911.

Suo padre, un tempo attore, possedeva, insieme al fratello, un piccolo cabaret (dal nome Hölle, che in italiano significa “inferno”), situato nei seminterrati del celebre Theater an der Wien, mentre sua madre – a detta di molti donna di straordinaria bellezza – era stata anche lei a suo tempo attrice, avendo lavorato per molti film di produzione tedesca, realizzati tra il 1919 e il 1929. E proprio a proposito di sua madre, Reggie Nalder ha scritto a suo tempo il trattamento per un film mai realizzato dal titolo Idoli dimenticati, la cui protagonista era un’attrice teatrale di successo che aveva deciso di ritirarsi dalle scene proprio quando era al culmine della sua carriera.

Ad ogni modo, il mondo dell’arte è sempre stato un elemento centrale nella vita del giovane Reggie Nalder. Dopo aver mosso i primi passi sulle scene nel cabaret di suo padre (particolarmente interessanti, a tal proposito, vecchie fotografie dell’attore in cui appare ancora senza le storiche cicatrici sul suo volto), egli iniziò a prendere lezioni di danza e di pittura. Sue, ad esempio, erano le scenografie realizzate per gli spettacoli che suo zio era solito organizzare nei locali bui e fumosi del suddetto cabaret. Le cose, tuttavia, cambiarono nel momento in cui il nazismo iniziò a prendere piede. In quegli anni, dunque, Reggie Nalder si rifugiò a Parigi, dove, al fine di riuscire a mantenersi, iniziò a cercare anche lavori al di fuori del campo artistico. Nel momento in cui i nazisti arrivarono anche a Parigi, però, Nalder già si era reinserito in campo teatrale e, sfruttando le sue pregresse competenze di ballerino, si era specializzato in una particolare danza esotica chiamata “Apache”.

Dovevano trascorrere ancora alcuni anni, però, per poter iniziare la sua carriera cinematografica. Ciò avvenne, infatti, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e, per la precisione, nel 1948, quando girò Le Signal rouge, per la regia del suo connazionale Erich von Stroheim, nonché lungometraggio di produzione francese ambientato proprio in Austria. Il rapporto che legava Reggie Nalder con von Stroheim era di grandissima stima reciproca. L’attore, nello specifico, considerava il celebre cineasta un genio e l’opportunità di lavorare con lui fu un ottimo trampolino di lancio per la sua stessa carriera.

Dopo, infatti, ulteriori piccole parti in lungometraggi girati principalmente in Francia, finalmente, dagli Stati Uniti, il grande Alfred Hitchcock si accorse di lui, al punto che lo volle nel ruolo dell’antagonista in L’Uomo che sapeva troppo (1956). Probabilmente è questo uno dei ruoli per cui, al giorno d’oggi, maggiormente ci si ricorda di Reggie Nalder, il quale, in seguito al successo del presente lungometraggio, veniva spesso indicato come “l’uomo della Albert Hall”. Il lavoro sul set con Hitchcock, al contempo, fu una delle esperienze che maggiormente arricchirono lo stesso Nalder, il quale ricordava Hitchcock quasi come un bambinone che si divertiva a raccontare storielle osé sul set, per poi dimostrare una straordinaria concentrazione, insieme a una lucidissima idea di ciò che voleva fosse realizzato.

In seguito alle riprese, Reggie Nalder si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove ben presto iniziarono ad arrivare copiose proposte lavorative, benché la maggior parte delle quali riguardasse soltanto piccoli ruoli. Tra questi ricordiamo in particolare The Manchurian Candidate (diretto da John Frankenheimer nel 1962), dove, per il ruolo di una spia, fu fortemente voluto proprio da Frank Sinatra, che era rimasto molto colpito dalla precedente pellicola di Hitchcock, Tre Passi dalla Sedia elettrica (realizzato sempre nel 1962 da Milard Kaufman, con Ben Gazzara e Vincent Price), Va’ e uccidi (sempre di Frankenheimer del 1962) e Il Giorno e l’Ora (per la regia di René Clement, del 1963).

Non passarono molti anni fino a quando Dario Argento lo chiamò per un altro dei lungometraggi che più di tutti gli altri hanno segnato la sua carriera di attore: stiamo parlando di L’Uccello dalle Piume di Cristallo, realizzato nel 1969 e del quale lo stesso Reggie Nalder ha sempre avuto un ottimo ricordo. Tale fu l’accordo con Dario Argento che lo stesso lo volle, in seguito, anche in Suspiria (1977), in cui Nalder avrebbe dovuto interpretare il ruolo di uno degli insegnanti della scuola di danza, ma a cui, purtroppo, dovette rinunciare, in quanto era impegnato sul set di un altro, importante lungometraggio italiano: Il Casanova di Federico Fellini. E fu proprio Federico Fellini uno dei registi con cui si instaurò uno dei rapporti più stretti dal punto di vista personale. Particolarmente emblematica, a tal proposito, una simpatica fotografia in cui Nalder indossa, sul set, il cappello di paglia appartenente allo stesso regista.

Tanti ruoli, molti dei quali assai importanti, per una carriera, dunque, che stava per vedere la partecipazione di Reggie Nalder a uno dei lavori che maggiormente contribuì a rendere iconica la sua immagine: stiamo parlando della serie Le Notti di Salem, diretta da Tobe Hooper nel 1979 (e uscita soltanto in Europa tagliata e rimontata con la forma di un unico lungometraggio), in cui Nalder, nei panni di un vampiro, tanto sta a ricordarci il mitico Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau. La presente, tra l’altro, non fu l’unica partecipazione di Nalder a una serie, bensì una delle tante. In particolare, particolarmente degno di nota è il ruolo da lui ricoperto dell’alieno Shras nell’episodio di Star Trek Journey to Babel (1967).

Verso la fine della sua carriera, tra l’altro, Reggie Nalder prese parte ad alcuni progetti di cui, di fatto, non andò mai realmente fiero. Stiamo parlando, in particolare, del lungometraggio Dracula… ti succhio, realizzato nel 1978 da Phillip Marshak, della cui lavorazione Nalder ha sempre avuto un pessimo ricordo a causa della pessima organizzazione generale e nel quale si è addirittura fatto accreditare con un nome diverso: Detlef van Berg.

Con una grande carica interiore, l’interprete non smise di lavorare nemmeno in tarda età, quando la malattia lo stava consumando. La sua ultima interpretazione, infatti, risale proprio al 1991 – anno della sua morte – per il film Jericó, diretto da Luis Alberto Lamata.

Una carriera incredibilmente lunga e prolifica, dunque, che ha visto la nascita anche di importanti rapporti d’amicizia, tra cui ricordiamo, in particolare, quello con Simone Signoret e con Jeanne Moreau. Eppure, come già affermato in partenza, di Reggie Nalder nella vita privata, di fatto, si sa davvero poco e nulla. E, a tal proposito, viene facilmente da pensare che sia stato lo stesso Nalder ad aver volontariamente contribuito a creare quell’aura di mistero intorno alla sua figura, magari anche divertendosi ad assumere determinati atteggiamenti. Basti pensare, infatti, che, riguardo l’incidente che gli aveva sfigurato il volto, lo stesso ha raccontato, nel corso della sua vita, almeno tre diverse versioni. Eppure, sebbene, al giorno d’oggi, in molti nemmeno ricorderanno il suo nome, di certo sono in molti di più ad aver ben presente il suo iconico volto e il suo fisico estremamente slanciato. Questo perché, con un profilo tendenzialmente basso e mai sopra le righe, Reggie Nalder è riuscito, a suo modo, a restare impresso nell’immaginario collettivo e a diventare di diritto immortale.

Info: la scheda di Reggie Nalder su iMDb