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IL CABARET IN AUSTRIA

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Il cabaret in Austria è un’arte molto più diffusa di quanto si pensi, nata con precise finalità politiche e sociali, la quale, ancora al giorno d’oggi, continua ad avere una forte rilevanza su tutto il territorio nazionale, oltre a influenzare, a suo modo, anche la settima arte stessa. Ma, di fatto, quando nasce di preciso il cabaret in Austria?

La parola agli artisti

Fritz Eckardt, Edith Leyrer, Michael Niavarani, Lukas Resetarits (padre dell’attrice Kathrin), ma anche il ben più giovane Thomas Stipsits e poi, non per ultimo, lui: il grande Helmut Qualtinger. Cosa hanno in comune tutti questi nomi? Semplice: oltre a essere tutti affermati attori di cinema e teatro, essi svolgono, o hanno svolto, da anni, anche il ruolo di apprezzati cabarettisti. Perché, di fatto, il cabaret in Austria è un’arte molto più diffusa di quanto si pensi, nata con precise finalità politiche e sociali, la quale, ancora al giorno d’oggi, continua ad avere una forte rilevanza su tutto il territorio nazionale, oltre a influenzare, a suo modo, anche la settima arte stessa. Ma, di fatto, quando nasce di preciso il cabaret in Austria?

Già dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si sentì il bisogno di dire la propria riguardo l’insolita situazione politica in Austria in quel periodo. Malgrado, infatti, le drammatiche conseguenze della guerra – oltre all’inevitabile impatto psicologico su tutti i cittadini – e la voglia di ricominciare e di voltare pagina, si aveva come il sentore che un cosiddetto “fascismo latente” fosse ancora vivo e pulsante all’interno della società stessa. Ad ogni modo, in seguito alla dichiarazione di neutralità (avvenuta nel 1955), vennero a formarsi due partiti (gli ancora attuali SPÖ e ÖVP), i quali, sebbene in opposizione l’uno con l’altro, riuscirono a creare un apparentemente stabile clima di equilibrio, a seguito del quale si venne a creare quel cosiddetto “Reizklima” (un clima ideale, ricco di spunti) in cui su tutto spiccava, appunto, la voglia di ricominciare. Eppure, a ben guardare, la situazione non era poi così idilliaca. E ad accorgersene furono proprio alcuni esponenti dell’ambito culturale, i quali sentirono immediatamente il bisogno di dire la loro, al fine di spingere la popolazione, ridendo, a riflettere circa ciò che la circondava, opponendosi, al contempo, a quella sorta di “tradizionalismo culturale” decisamente sterile.

Fu così che nacque il cabaret in Austria e, tra i suoi esponenti maggiormente di rilievo a quel tempo, troviamo, oltre allo stesso Helmut Qualtinger (probabilmente una delle figure più memorabili in merito), anche personalità del calibro di Gerhard Bronner, Carl Merz, Georg Kreisler e Michael Kehlmann. I presenti artisti erano soliti scherzare sul modo di vivere e sulla mentalità di certe classi altoborghesi, che lasciavano intuire atteggiamenti rigidi, fin troppo legati al passato. Essi si scagliavano principalmente contro l’altoborghesia viennese, la quale si contrapponeva fortemente al proletariato urbano e della provincia. Inutile dire che il successo da parte di pubblico e di critica fu grandissimo e, ben presto, tale fenomeno si diffuse in tutta la città di Vienna, all’interno dei maggiori teatri (quali il Burgtheater, il Volkstheater e il Theater in der Josefstadt, giusto per fare alcuni nomi) e nei locali pubblici.

Il linguaggio usato durante gli spettacoli era spesso forte, irriverente, non privo di significative metafore. Catturando con il proprio fare sopra le righe l’attenzione di tutti gli spettatori, dunque, la principale finalità era quella di portarli a riflettere e di spingerli a reagire. Un fenomeno, il presente, che ebbe una rilevanza così forte da influenzare – oltre, ovviamente, alla settima arte stessa – anche alcuni esponenti del teatro e della letteratura. Non è un caso, dunque, che, in seguito alla nascita del cabaret in Austria, presero vita, subito dopo, numerosi movimenti culturali e gruppi di artisti intenti a cooperare l’uno con l’altro, al fine di dar vita a qualcosa di nuovo e di finalmente scioccante. Tra i principali movimenti in ambito teatrale, non possiamo non menzionare il cosiddetto Teatro Sociale austriaco, i cui principali esponenti, Thomas Bernhardt, Elfriede Jelinek e Peter Turrini, ebbero sovente modo di collaborare con i loro colleghi cabarettisti.

Stesso discorso vale per il Wiener Gruppe (il Gruppo Viennese), il quale si opponeva alla centralizzazione della cultura esclusivamente all’interno della capitale austriaca, a scapito della periferia, e il ben più estremista gruppo dei Wiener Aktionisten (gli Azionisti Viennesi), i quali puntavano a stravolgere e sconvolgere in tutto e per tutto il pubblico, per una serie di spettacoli senza filtri alcuni, con tanto di utilizzo di veri oggetti di scena (tra cui animali, sangue ed escrementi, ad esempio) e tra i cui esponenti principali troviamo personalità del calibro di Hermann Nitsch, Otto Mühl, Günther Brus e Rudolf Schwarzkogler.

Ad ogni modo, stiamo parlando di un fenomeno – questo del cabaret in Austria – decisamente travolgente, diventato, nel tempo, una sorta di marchio di fabbrica all’interno della produzione culturale di tutta la nazione. E il cinema, dal canto suo, cosa fa? Semplice: si lascia trascinare dalla verve dei cabarettisti realizzando, di quando in quando, trasposizioni cinematografiche di alcune tra le più rilevanti opere. Un esempio? Se poc’anzi abbiamo affermato che tra i principali esponenti del cabaret in Austria possiamo annoverare il nome di Helmut Qualtinger, non possiamo non menzionare quella che è considerata una delle sue opere più importanti, ossia Der Herr Karl (Il Signor Karl), nata come libro scritto dallo stesso Qualtinger insieme a Carl Merz e divenuta, in un battibaleno, una travolgente opera teatrale dal linguaggio irriverente e con forti influenze del dialetto viennese più colto, con protagonista un vero e proprio antieroe quale perfetta incarnazione dell’altoborghese unicamente interessato al proprio tornaconto, costantemente assetato di potere e con un forte rancore e una grandissima intolleranza nei confronti dell’”altro”. Dopo un tale successo, l’opera di Qualtinger è diventata un lungometraggio, Der Herr Karl, appunto, diretto nel 1961 da Erich Neuberg, per una nuova, interessante commistione tra le arti, segno di un fervore culturale non indifferente all’interno di una nazione che, negli ultimi decenni, ne ha viste davvero di tutti i colori.

Bibliografia: “I paesi di lingua tedesca”, Destro A., Bologna, Il Mulino, 2004; “Buergelisches Schocktheater”, Landa J., Atenaeum Verlag, 1988; “Mein Nestroy” von Peter Turrini, Pavido M., 2009
Info: la scheda di Der Herr Karl su iMDb