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INVISIBLE ADVERSARIES

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di VALIE EXPORT

voto: 8

Se VALIE EXPORT (al secolo Waltraud Lehner) con le sue fotografie, le sue installazioni e le sue videoinstallazioni è diventata, dagli anni Settanta, famosa nel mondo intero, non doveva passare molto tempo prima del suo debutto nell’ambito della settima arte. Invisible Adversaries, realizzato nel 1976, è, dunque, il suo primo lungometraggio, in cui appaiono, evidenti, numerose contaminazioni con altre forme d’arte.

Strane invasioni a Vienna

Tra i nomi maggiormente in vista – dalla metà degli anni Settanta – nel campo dell’arte contemporanea, VALIE EXPORT (pseudonimo – scritto rigorosamente in caratteri maiuscoli – di Waltraud Lehner) si è sin da subito classificata come una delle maggiori esponenti dell’attivismo femminista di quegli stessi anni. E se le sue fotografie, le sue installazioni e le sue videoinstallazioni hanno contribuito a renderla famosa nel mondo intero, non doveva passare molto tempo prima del suo debutto in ambito della settima arte. E, di fatto, così è stato. Invisible Adversaries (titolo originale: Unsichtbare Gegner), realizzato nel 1976, è, dunque, il suo primo lungometraggio, in cui appaiono, evidenti, numerose contaminazioni con altre forme d’arte.

Per essere un’opera prima, dunque, Invisible Adversaries è talmente ricco di spunti e di contenuto che altro non fa che rivelare una grande, grandissima preparazione di base da parte della regista stessa, risultando, a sua volta, frutto anche di ulteriori spunti da parte di altri cineasti.

In una Vienna in fase di cambiamenti, si diffonde, allarmante, la notizia dell’invasione dei cosiddetti Hyksos: una specie di creature extraterrene che uccidono gli esseri umani per poi assumere le loro sembianze. Tale sconvolgente notizia stravolgerà la vita di Anna (Susanne Widl), fotografa e videoartista, la quale ha da tempo una relazione con Peter (Peter Weibel) che, inevitabilmente, ne risentirà a causa dell’insolita situazione in cui entrambi si trovano a vivere.

Ciò che VALIE EXPORT ha voluto mettere in scena nel suo Invisible Adversaries è, su tutto, l’incomunicabilità tra gli esseri umani, dovuta anche – e soprattutto – all’imperversare dei media e delle tecnologie. E se, per contro, vediamo una Vienna in continuo mutamento – con strade e nuove linee tranviarie in fase di costruzione – essa sembra non avere più posto – o, meglio ancora – più considerazione per l’essere umano in quanto tale (di grande impatto, a tal proposito, la struttura ellittica del lungometraggio stesso, per un incipit e una conclusione in cui la macchina da presa, partendo dalla camera da letto della protagonista, esce a ritroso dalla finestra per regalarci suggestive panoramiche della città vista dall’alto). Particolarmente significativi, tra l’altro, gli inserti fotografici che vanno ad alternarsi a riprese in live action con figure catturate nella medesima posa delle fotografie, per una rappresentazione di corpi umani che ci appaiono quasi privi di linfa vitale.

E se i dialoghi tra i personaggi ci sembrano – man mano che si va avanti con la messa in scena – sempre più stranianti, artefatti e macchinosi, tale effetto viene ulteriormente sottolineato da schermi televisivi posti vicino ai personaggi che ripetono, in differita, le loro parole e i loro movimenti, così come godardiani tagli di montaggio grazie ai quali vediamo i protagonisti ripetere due volte le stesse medesime battute.

Già, godardiani. Perché, di fatto, al termine della visione del presente Invisible Adversaries ciò che maggiormente notiamo sono le influenze del cineasta svizzero sull’approccio registico della EXPORT stessa. E così, con una buona dose di Una Donna sposata, così come di Une Femme est une Femme, assistiamo alle vicende di Anna e Peter e al progressivo disfacimento del loro rapporto. E se, unitamente alle volute sgrammaticature, notiamo anche gli effetti sonori distorti ed amplificati, ecco che ci torna alla mente anche il cinema disturbante di David Lynch (anche se, ovviamente, è impossibile che la EXPORT si sia ispirata a lui, dal momento che mancava soltanto un anno alla realizzazione della sua opera prima, Eraserhead). Eppure, i presenti, non sono gli unici riferimenti ad altri cineasti che riscontriamo in Invisible Adversaries. Da una prima, sommaria lettura della sinossi, infatti, non può non venirci in mente – se pensiamo ai cosiddetti Hyksos – il cult L’Invasione degli Ultracorpi (diretto da Don Siegel nel 1956), sebbene pare che, all’epoca, VALIE EXPORT non avesse mai avuto occasione di visionare la presente opera.

Ma, di fatto, cosa sono questi Hyksos? In pratica, si tratta di una tribù originaria dell’antico Egitto la cui nascita e la successiva, repentina sparizione sono ancora oggi un mistero. Eppure, la tal cosa ha affascinato a tal punto la EXPORT che la stessa, nel presente lungometraggio, è riuscita finalmente a trovare loro una gusta collocazione.

Per essere un’opera prima, dunque, il presente Invisible Adversaries è quello che si dice un vero e proprio tripudio di spunti e contaminazioni da ogni settore: dalla videoarte alla fotografia, fino alla pittura stessa, persino con un gradito tocco di metacinema. Eppure, non per ultimo, è soprattutto un importante messaggio femminista a prevalere sull’intero significato del lavoro. Cosa, la presente, perfettamente in linea con la poetica di VALIE EXPORT stessa, la quale ha fatto sì che l’artista diventasse una della maggiori esponenti del femminismo anni Settanta. Il tutto per un talento poliedrico e fuori dal comune, il quale non avrebbe potuto non trovare una propria declinazione anche nell’ambito della settima arte. E, a tal proposito, il presente Invisible Adversaries è solo il primo di una serie di lungometraggi, quali naturale coronamento all’opera di una delle artiste più versatili di tutta l’Austria.

Titolo originale: Unsichtbare Gegner
Regia: VALIE EXPORT
Paese/anno: Austria / 1976
Durata: 104’
Genere: sentimentale, drammatico, sperimentale
Cast: Susanne Widl, Peter Weibel, Josef Plavec, Monica Helfer-Friedrich, Helke Sander, Dominick Dusek, Herbert Schmid, Edward Neversal
Sceneggiatura: Peter Weibel, VALIE EXPORT
Fotografia: Wolfgang Simon
Produzione: VALIE EXPORT Filmproduktion

Info: la scheda di Invisible Adversaries su artfilms.com; La scheda di Invisible Adversaries su iMDb