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DER RABE

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di Kurt Steinwendner

voto: 8.5

Il cinema d’avanguardia austriaco risulta, al giorno d’oggi, estremamente prolifico e ricco di spunti interessanti. Eppure in pochi sapranno che esso nasce ufficialmente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, nel 1951, anno in cui l’artista, pittore e fotografo Kurt Steinwendner realizzò il suo Der Rabe, trasposizione cinematografica altamente sperimentale della nota poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe.

Ultimo viene il corvo

Se il cinema d’avanguardia austriaco risulta, al giorno d’oggi, tra i più prolifici e interessanti d’Europa, in pochi sapranno che esso nasce ufficialmente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e, nello specifico, nel 1951, anno in cui l’artista, pittore e fotografo Kurt Steinwendner (dal 1969 ufficialmente noto con il nome di Curt Stenvert) realizzò il suo Der Rabe (Il Corvo), trasposizione cinematografica altamente sperimentale della nota poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe.

E se, di fatto, il celebre artista austriaco, ha sempre rivelato grande interesse per le correnti artistiche di tutto il mondo (particolarmente degni di nota, a tal proposito, i suoi dipinti dall’evidente impronta cubista), in questa sua prima incursione in ambito cinematografico sono chiare le influenze della scuola dei surrealisti. Nel realizzare questa interessante trasposizione del testo di Poe, la messa in scena adottata ricorda parecchio la poetica di Jean Cocteau, ma, allo stesso tempo, rivela un piglio tutto personale e con una marcata personalità.

Rispettando in tutto e per tutto il testo originale di Poe, Der Rabe – il quale è ambientato all’interno di un’unica location – ci mostra un uomo seduto alla scrivania (impersonato da Leopold Rudolf) alle prese con i suoi fantasmi del passato. L’uomo, nello specifico, non fa che tormentarsi per la scomparsa della donna amata (Leonore, un nome che continua a tornare spesso alla sua mente). Improvvisamente, egli sente bussare alla sua finestra. Si tratta di uno strano ticchettio. Apre la finestra ed entra un corvo, il quale non fa che ripetergli: “Nimmermehr!” (“Mai più”).

Der Rabe, dunque, riesce appieno a esprimere quel senso di angoscia in crescendo che caratterizza il testo originale di Poe, così come il sordo senso di colpa tipico della poetica dell’autore statunitense – sebbene, nel presente caso, a differenza di gran parte delle precedenti opere, il protagonista non abbia alcuna colpa riguardo la scomparsa dell’amata. Steinwendner, dunque, al fine di riuscire a trasmettere tutto ciò, ha attinto a piene mani da quanto realizzato in passato, mostrando anche forti e chiare influenze dell’Espressionismo tedesco (cosa, questa, che, malgrado la vicinanza geografica, in Austria è molto meno frequente di quanto si possa inizialmente credere).

Al via, dunque, raffinati giochi di luci e di ombre, raggi del sole che filtrano attraverso una persiana chiusa, statue che proiettano la loro cupa ombra sulla parete, immagini che ci appaiono sullo schermo come filtrate attraverso una superficie d’acqua, mani di donne apparentemente senza vita – con l’aspetto quasi di un manichino – che vanno a toccare, furtive, il braccio del protagonista e, infine, lui: il corvo. Il corvo che entra svolazzando nella stanza e va a posarsi sulla testa della statua di Minerva. Il corvo che ripete sempre quella parola tanto fredda quanto crudele e impietosa. E, accanto a lui, un protagonista disperato che altro non fa che interrogarlo circa la possibilità di rivedere la sua amata, per poi ottenere sempre la stessa, secca risposta.

Der Rabe di Kurt Steinwendner è tutto questo, per un’opera che, in quanto a personalità, nulla ha da invidiare all’originale lavoro di Poe, ma che si fa improvvisamente suo naturale completamento, per una realizzazione filmica che – pur seguendo passo passo il testo della poesia – non risulta mai didascalica, né tantomeno sembra mai doppiare le immagini.

Un tentativo, il presente – realizzato anche grazie alla collaborazione dello psicologo, scrittore e fotografo Wolfgang Kudrnofsky – che al giorno d’oggi sta a rappresentare una vera e propria pietra miliare del cinema austriaco, avendo dato vita, appunto, alla prolifica corrente avanguardista che ancora oggi vanta numerosi esponenti operanti anche in diversi altri campi artistici. Una corrente che, pur essendo, purtroppo, ancora sconosciuta ai più, si presenta come vero e proprio fiore all’occhiello di tutta la cinematografia austriaca.

Titolo originale: Der Rabe
Regia: Kurt Steinwendner
Paese/anno: Austria / 1951
Durata: 14’
Genere: sperimentale, horror
Cast: Leopold Rudolf, Margit Jergins
Sceneggiatura: Kurt Steinwendner, Wolfgang Kudrnofsky
Fotografia: Wolfgang Kudrnofsky
Produzione: Schönbrunn Film

Info: la scheda di Der Rabe su iMDb; la scheda di Der Rabe su MUBI