die-zirkusgräfin-1912-doermann-recensione

DIE ZIRKUSGRÄFIN

      Nessun commento su DIE ZIRKUSGRÄFIN

di Felix Dörmann

voto: 6.5

Se è vero che il cinema austriaco nasce ufficialmente nel 1908 (con il film Von Stufe zu Stufe di Henz Hanus), un lavoro come il presente Die Zirkusgräfin – realizzato nel 1912, per la regia dello scrittore, librettista e attore Felix Dörmann – è da considerarsi uno dei primi, validi prodotti della suddetta cinematografia.

Amore e gelosia

Se il cinematografo era stato inventato dai fratelli Lumière ormai da diciassette anni, nel 1912, in Austria, tal cosa era ancora agli inizi, dal momento che il primo film della storia del cinema austriaco – Von Stufe zu Stufe di Heinz Hanus, andato oggi perduto – è datato addirittura 1908. E così, dunque, un lavoro come il presente Die Zirkusgräfin – per la regia dello scrittore, librettista e attore Felix Dörmann – è da considerarsi uno dei primi, validi prodotti della suddetta cinematografia.

Poco importa, dunque, se, registicamente parlando, tale prodotto non è perfetto. Poco importa se chi stava dietro alla macchina da presa, stava egli stesso iniziando a muovere – più o meno maldestramente – i primi passi all’interno di un mondo tanto complesso e tanto ricco di potenzialità. Le idee c’erano, la voglia di nuovo pure. Non restava, quindi, che “prendere il toro per le corna” e iniziare a domare questa bestia selvaggia e sconosciuta qual era la settima arte stessa.

E così, Die Zirkusgräfin ha finalmente preso vita, regalandoci un melodramma tanto struggente quanto classico ed estremamente semplice nel suo andamento narrativo, per un lavoro della durata complessiva di circa ventidue minuti, le cui scene finali sono andate, al giorno d’oggi, purtroppo perdute, lasciando il posto a una didascalia esplicativa.

La storia messa in scena, dunque, è quella della giovane e affascinante danzatrice e cavallerizza Minka (impersonata da Eugenie Bernay), la quale – desiderosa di abbandonare la propria vita da circense e di effettuare una rapida scalata sociale – inizia a vedersi di nascosto con un giovane conte (lo stesso Felix Dörmann) che abita in un castello all’interno del villaggio presso cui la giovane si è fermata per uno spettacolo insieme alla sua compagnia. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando un amico e collega della ragazza solito esibirsi come clown (Heinrich Eisenbach) non inizia a ingelosirsi e a seguire la giovane durante i suoi appuntamenti segreti.

Una storia, dunque, questa messa in scena in Die Zirkusgräfin, che rispecchia appieno i canoni del melodramma prodotto in Austria in questi anni (un genere, il presente, tra i maggiormente apprezzati all’interno della suddetta nazione) e che,malgrado una macchina da presa ancora incerta che altro non fa che restare fissa – mostrandoci le figure per intero – durante ogni scena, riesce bene a sfruttare gli ambienti e gli stessi personaggi, per un risultato finale tra i più convincenti di questi primi anni Dieci.

Girato quasi per intero in strada (ancora la Vindobona Film, che ha prodotto il presente lavoro, non disponeva di capitali così ingenti) e con sporadici momenti riguardanti le scene in interno ricostruiti in studio, Die Zirkusgräfin, nel mostrare – come già accennato – una macchina da presa ancora troppo poco agile – ha tutta l’impostazione di una rappresentazione teatrale, data, appunto, tale staticità registica e la totale assenza di movimenti di macchina o primi piani. Poco male, però. Soprattutto perché, nel corso della visione, ci rendiamo conto man mano dei progressi che tale cinematografia – molto più lentamente rispetto al resto d’Europa – stava facendo.

E se nello stesso anno, nella vicina Germania, già iniziavano a manifestarsi i primi sentori dell’Espressionismo, grazie all’ottimo Lo studente di Praga (per la regia di Paul Wegener e Stellan Rye), in Austria vediamo la tal cosa ancora molto, ma molto lontana. E resterà così ancora per molti anni a venire, per due percorsi completamente distinti l’uno dall’altro, malgrado la stretta vicinanza geografica. Particolarmente degno di nota, a tal proposito, l’elemento del circo in sé. Da sempre luogo controverso, quale culla ideale dell’ambivalenza dell’essere umano, il circo rappresenta da sempre una delle location più affascinanti per storie dai risvolti macabri dalle gradite venature horror. Ne sapeva qualcosa, a tal proposito, Robert Wiene, il quale, per il suo Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920), considerato uno dei più grandi lungometraggi espressionisti di tutti i tempi, ha optato proprio per tale ambientazione.

Lo stesso discorso, invece, non vale per il presente Die Zirkusgräfin, all’interno del quale il circo ha si un doppio valore – quale sede dei divertimenti, ma anche delle pene amorose del povero clown – ma tralascia volutamente ogni qualsivoglia risvolto macabro o soprannaturale, perfettamente in linea con quanto prodotto in Austria in quegli anni.

Al termine della visione di un lavoro come Die Zirkusgräfin, dunque, ci si sente indubbiamente appagati per aver visionato un prodotto assai raro, assai imperfetto e a tratti maldestro, ma, di fatto, così importante all’interno di un percorso storico come il presente. Con il solo rammarico dovuto alla consapevolezza di non riuscire a vedere mai i frammenti di pellicola andati perduti per sempre.

Titolo originale: Die Zirkusgräfin
Regia: Felix Dörmann
Paese/anno: Austria / 1912
Durata: 22’
Genere: drammatico, sentimentale
Cast: Felix Dörmann, Eugenie Bernay, Heinrich Eisenbach, Mizzi Telmont, Künstlergesellschaft Schauberger
Sceneggiatura: Felix Dörmann
Produzione: Vindobona Film

Info: la scheda di Die Zirkusgräfinsul sito della Viennale