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AN IRON BOX

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di Nils Olger

voto: 7

In An Iron Box il viaggio in Italia del regista Nils Olger si fa, oltre che approfondimento storico, anche necessario e urgente pellegrinaggio al fine di espiare – anche se indirettamente – le colpe di suo nonno.

Il Vaso di Pandora

“I segreti più scabrosi vanno tenuti rinchiusi in una scatola di ferro”. Questa frase esprime – almeno in parte – il senso del documentario An Iron Box (titolo originale, Eine eiserne Kassette), ultima fatica del regista e videoartista viennese Nils Olger (presentata all’interno della sezione dedicata ai documentari alla Diagonale 2019), il quale, attraverso la propria storia famigliare, ha messo in scena una questione tristemente viva e attuale.

Tutto ha inizio nel 2012, quando Olaf Jürgenssen – nonno del regista – passa a miglior vita. È a questo punto, infatti, che sua nonna, rimasta vedova, fa vedere al giovane Olger una scatola di ferro, tenuta nascosta per anni all’interno di un cassetto. All’interno di essa, è rimasto custodito per anni un terribile segreto: il passato di Jürgenssen come funzionario delle SS. A testimonianza di ciò, ben 377 fotografie scattate dallo stesso durante una spedizione in Italia nel periodo in cui ha avuto luogo la strage di Sant’Anna di Stazzema.

È così che ha inizio, con An Iron Box, dunque, un lungo percorso, da parte di Nils Olger, al fine di scoprire il più possibile sulla questione. Perdonare o non perdonare il proprio nonno? Nel momento in cui ci vengono mostrate le interviste sia allo stesso Jürgenssen – così come a sua moglie ancora in vita – sembra quasi che il regista stesso si ponga in modo quasi empatico nei confronti di quel giovane costretto ad arruolarsi, ma che, di fatto, non aveva mai alzato un dito contro alcun civile. Questa è l’impressione che si ha, almeno, per quanto riguarda la prima parte del documentario, dove le sopracitate interviste si alternano ora alle fotografie scattate da Jürgensser (unici documenti a testimoniare la spedizione), ora alle testimonianze di chi ha preso parte in prima persona alla resistenza italiana o, ad ogni modo, di chi ha visto direttamente i propri cari prendere parte alla resistenza (siano essi contadini e abitanti di piccoli paesini della Toscana settentrionale).

Eppure, dopo che il racconto – così come il viaggio di Olger – è giunto al periodo in cui gli Alleati hanno fatto il loro dovere, tutto sembra improvvisamente prendere un’altra piega. Ed è qui che ha inizio un focus sulla vita del nonno del regista, arruolatosi sin da giovanissimo e, alla fine della guerra, riuscito a scampare agli arresti dei criminali di guerra e a sposare la sua fidanzata storica. È qui che, per (più di) un momento si resta interdetti, date le ambigue intenzioni del regista, il quale inizialmente sembra, in qualche modo, giustificare l’operato di suo nonno. Tutto, però, viene improvvisamente smentito da una (necessaria) didascalia al termine del documentario dove lo stesso Olger dichiara personalmente di non avere più il ricordo di suo nonno come del nonno a cui voleva bene quando era in vita, giudicando quest’ultimo come un criminale che non ha nemmeno avuto il coraggio di assumersi le proprie responsabilità davanti alla legge, una volta terminata la guerra.

Ed ecco che, improvvisamente, An Iron Box ci appare – a posteriori – sotto un’altra ottica. Lo stesso viaggio in Italia del regista si fa, oltre che approfondimento storico, anche necessario e urgente pellegrinaggio al fine di espiare – anche se indirettamente – le colpe di suo nonno. E, non per ultimi, gli stessi oggetti appartenuti al defunto (le fotografie da lui scattate, così come i suoi indumenti), ripresi dalla telecamera in modo da essere isolati dal contesto in cui si trovano, come se essi stessi fossero contenuti all’interno di un museo, ci appaiono improvvisamente come qualcosa di “estraneo” all’occhio di chi li osserva (così come all’occhio della telecamera). Qualcosa di strano, di fortemente respingente e di cui avere paura. Qualcosa in grado di risvegliare una ferita mai realmente cicatrizzatasi, che, nel personalissimo An Iron Box, si fa sentire ancora viva e pulsante.

Titolo originale: Eine eiserne Kassette
Regia: Nils Olger
Paese/anno: Austria, Germania / 2018
Durata: 102’
Genere: documentario
Sceneggiatura: Nils Olger
Fotografia: Nils Olger, Juri Schaden, Thomas Marschall
Produzione: Nils Olger

La scheda di An Iron Box sul sito della Diagonale